I cardi, i volti, la Murgia nei colori del Maestro Mauro Grumo: inaugurata la retrospettiva del pittore ruvese
Numerosa affluenza, ieri, nella Pinacoteca Comunale di Arte Contemporanea “Domenico Cantatore”, in occasione della inaugurazione della mostra retrospettiva “Mauro Grumo – Tra realtà e trasfigurazione”, che l’Amministrazione Comunale ha voluto donare alla città a sette anni dalla scomparsa del pittore bitontino, ruvese d’adozione, importante espressione dell’arte contemporanea italiana al quale critici autorevoli, tra cui Carlo Ludovico Ragghianti, rivolsero la propria attenzione.
La mostra, in collaborazione con l’Associazione Turistica Pro Loco di Ruvo di Puglia, è un progetto cofinanziato dal Comune di Ruvo di Puglia, Regione Puglia, Assessorato all’Industria Turistica e Culturale, Gestione e Valorizzazione dei Beni Culturali, L.R. 6/2004, in attuazione del Programma delle Attività Culturali per il triennio 2016-2018.
Gli interventi che hanno preceduto l’apertura della retrospettiva, moderati da Francesco Picca, direttore della Pinacoteca, hanno tratteggiato la dimensione artistica e soprattutto umana di Mauro Grumo.
Rocco Lauciello, presidente della Pro Loco di Ruvo di Puglia e UNPLI Puglia, ha ricordato con affetto
Mauro Grumo che, nei primi anni Sessanta, fu tra coloro che istituirono l’Associazione Pro Loco e tra i fondatori del periodico “Il Rubastino”. «Diede anche grande impulso al Premio di Pittura “Città di Ruvo di Puglia”. Noi, come Pro Loco, siamo orgogliosi di far parte di questo progetto».
Carmelo Cipriani, curatore della mostra e del catalogo, di cui ha scritto anche i testi, ha sottolineato come il suo approccio all’allestimento della mostra dedicata al Maestro, sia stato filologico e memoriale: essendo una retrospettiva, «la prima retrospettiva scientifica di Mauro Grumo», essa parte dalle prime opere di Grumo adolescente (“Paesaggio di Bitonto”, olio su tela del 1938, è stato dipinto a tredici anni) per culminare in quelle più recenti, più astratte.
Il motivo conduttore dell’opera grumiana, dai colori intensi e vivaci, è la Murgia che si esprime nella asprezza del cardo, nei volti dolenti di uomini, donne e ragazzi, nei paesaggi immensi, pietrosi alcuni dei quali, trasfigurati, somigliano a corpi umani (agli occhi di scrive). La “memorialità” è affidata al cavalletto del pittore, macchiato dai suoi amati colori, che regge la tela “Cardi” (1997), scelta per il manifesto, la brochure e la copertina del curatissimo catalogo di 120 pagine, che raccoglie note critiche dei massimi studiosi d’arte. «L’opera di Grumo parte dalla realtà e la supera, la trasfigura, elevandola a testimonianza tangibile della sofferenza umana» spiega Cipriani che ringrazia «il dottor Francesco Picca per il contributo nell’allestimento della mostra e nella composizione del catalogo».
Preziosa testimonianza è quella della scrittrice e giornalista Bianca Tragni che ha narrato del suo primo incontro con Mauro Grumo, «persona elegante, distinta, educata». L’occasione partì da un tristissimo episodio di cronaca. Un pastorello di Altamura si uccise come protesta per le terribili condizioni in cui tanti piccoli schiavi come lui erano costretti a lavorare, per aiutare a sostenere la propria famiglia, immersa nella indigenza più nera. Bianca Tragni ne diede notizia e decise di parlare delle tristi condizioni di vita di chi lavorava nella meravigliosa e terribile Murgia in “Morire di Murgia”, pubblicato nel 1977. Un giorno le si presentò Mauro Grumo che le donò un quadro, dedicato non solo al suo libro ma anche al pastorello e a tanti come lui che “morivano di Murgia”, dimenticati. La scrittrice ha mostrato il quadro a tutti, sottolineando come un episodio particolare sia manifestazione di una condizione universale, della solitudine, del dolore esistenziale. «D’altronde, citando Balzac, il vero scrittore e io direi, in generale, il vero artista narra del suo paese rendendolo universale» sottolineando come la propria terra sia sempre una condizione dello spirito. Due copie di “Morire di Murgia” sono state donate rispettivamente al sindaco Pasquale Chieco, per arricchire la Biblioteca Comunale, e alla famiglia Grumo.
Vito Grumo, figlio del pittore, ha tracciato un ricordo affettuoso del padre: «Mio padre ci raccontava che da piccolo disegnava sulle pareti di casa, ovunque, con la carbonella. Mio padre non ha frequentato scuole d’arte (ha frequentato, per due anni, giovanissimo lo studio del pittore Francesco Spoltore, in Abruzzo, ndr). Comprava matite e colori anziché quaderni. Non ha mai voluto trasferirsi al Nord, pur avendo viaggiato molto, perché amava molto la propria terra. Alcune tele sono rimaste incompiute perché per lui era importante la spinta interiore, l’ispirazione che dava vita alle sue mani e quando questa mancava non dipingeva. Mia madre è sempre stata accanto a lui che ha dato a noi tutti grandi lezioni di vita, di cui siamo grati. Non aveva paura della morte, ma una cosa, di essa, lo rattristava: non poter più vedere i suoi amati colori».
L’assessora alla Cultura Monica Filograno ha aggiunto: «Dopo queste preziose testimonianze, posso solo dire che la mostra, a sette anni dalla scomparsa di Mauro Grumo, trasforma la comunità di Ruvo di Puglia in una comunità di fratelli e sorelle, ricordando quanto scritto dallo scrittore Nicola Lagioia sul grande potere unificatore della cultura».
Ha concluso il sindaco Pasquale Chieco, che ha conosciuto il Mauro Grumo artista e uomo ed ha esaltato la bellezza della sua arte che rappresenta la sofferenza dei nostri territori e della nostra gente. «Il suo talento ritorna alla città».
Dopo gli interventi, il pubblico ha potuto ammirare le opere di Grumo, sotto la guida critica di Carmelo Cipriani.
Un suggerimento per chi, a giugno, dovesse essere in Veneto. Alcune opere di Mauro Grumo saranno esposte nella mostra “Incontri d’arte” a Villa Benzi Zecchini, in Via Montello, 61 – Caerano di San Marco (TV), da martedì 6 giugno, giorno dell’inaugurazione alla quale parteciperà il critico d’arte Vittorio Sgarbi, sino al 27 giugno. La mostra è visitabile dalle 15.30 alle 19.30.
Le opere esposte nella mostra ruvese appartengono ai figli Francesca, Vito e Isabella e saranno ammirate dal pubblico sino a venerdì 30 giugno. Sono in esposizione permanente la “Natura Morta” con cui, nel 1957, Mauro Grumo trionfò nella prima edizione del Premio “Città di Ruvo di Puglia” e “Murgia riarsa”, del 1962, con cui si aggiudicò il secondo premio, ex aequo con Giuseppe Ruscitti, alla terza edizione del Premio di pittura.
La mostra è visitabile sino al 30 giugno, presso la Pinacoteca Comunale di Arte Contemporanea “Domenico Cantatore”, in via Madonna delle Grazie 2, secondo i seguenti orari: dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 13.00; dal martedì al venerdì dalle 18.00 alle 20.00. Sabato e domenica dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 18.00 alle 20.00. Ingresso, catalogo e brochure gratuiti.
Per informazioni: 080 3615419 – 080 3611513; www.comune.ruvodipuglia.ba.it; prolocoruvodipuglia@libero.it.